ESCATOLOGIKA
venerdì, 15 maggio 2009, ore 20:23

BE CAREFULL

Jesus is looking for you/us

 

Bisognerebbe avere l'onestà di pensare alla fede non solo come ad un anestetico da bandire o estirpare, ma come un percorso in cui le persone si avventurano più o meno consapevolmente alla ricerca di qualcosa che le superi, che superi tutto, che superi dubbi, negazioni, paure.

Per qualcuno (fortunato?sfortunato?) sembra sia avvenuto davvero.

Uno di questi è André Frossard, ateo razionalista anticlericale che "subì godendo" un'esperienza tanto originale quanto intensa.

Grazie a Brezza pubblico volentieri questa storia perchè non si dica che un agnostico onesto contraddica solo le affermazioni della fede. Un agnostico onesto deve essere anche capace di considerarle.

Grazie a Brezza per questa testimonianza così stupefacente e... Chiara.

 

 – Mia nonna era ebrea, mia madre protestante, mio padre non era battezzato.
Così narrava di sé André Frossard, nato nel 1915 a Belford, nella Francia Orientale.
Suo padre, Ludovico, nel 1920, fu tra i fondatori del Partito Comunista Francese, di cui divenne il primo segretario. Tutta la famiglia, guadagnata al marxismo, era completamente atea. Nella sua educazione, il problema di Dio non venne mai sfiorato.
André studiava arte, perché sapeva dipingere. Poi suo padre lo sistemò presso un giornale: non ingranava. Passò da un giornale all’altro. Finalmente trovò il suo posto al «Temps present». Aveva 20 anni nel 1935 e lavorava – si fa per dire – a Parigi.

Scoperta sconvolgente
– È l’8 luglio – racconta – una magnifica estate. Per la sera ho un appuntamento con una tedeschina bionda... Non credo a niente. A ogni modo, se credessi all’esistenza di una verità, i preti sarebbero gli ultimi ai quali andrei a chiederla. Non provo infine alcuna curiosità per le cose di religione che ritengo di un’altra epoca.
Verso sera André, con un amico, si reca in via d’Ulm. L’amico entra in una chiesetta. André, ateo tranquillo, preferisce aspettarlo fuori.
Quello non torna più.
Sono le 17,10. Spinto dalla curiosità, André entra nella cappella, ma non trova l’amico. Si trova però di fronte a «cose» mai viste: un altare, il Santissimo Sacramento esposto in alto tra fiori e candele accese. Dinanzi all’altare, alcune suore in preghiera. Per caso fissa una candela: la seconda a sinistra della croce.
Continua a raccontare:
– Dapprima mi vengono suggerite queste parole: “Vita spirituale”. Le ho sentite come se fossero state pronunciate accanto a me sottovoce da una Persona che io non vedo ancora.
Non dico che il Cielo si apre. Non si apre, ma si slancia, s’innalza silenziosa folgorazione, da quella insospettabile cappella nella quale si trovava misteriosamente rinchiuso... Un mondo, un altro mondo d’uno splendore e di una densità che rimandano di molto il nostro mondo fra le ombre fragili dei sogni irrealizzati.
Questo mondo è la Realtà, la Verità: la vedo dalla sponda oscura su cui sono ancora trattenuto.
C’è un ordine nell’universo e alla sommità c’è Dio, l’evidenza di Dio, l’evidenza fatta presenza, fatta Persona di Colui che un istante prima avrei negato. Colui che i cristiani chiamano “Padre nostro” e nel quale sento tutta la dolcezza, una dolcezza attiva, sconvolgente, al di là di ogni violenza, capace di infrangere la pietra più dura e, più duro della pietra, il cuore umano.
Nella vita di André Frossard, l’ateo ventenne, è capitato il fatto più importante, l’unico che conta: davanti a Gesù Eucaristico, esposto sull’altare, Gesù che è il Dio vivente, ha incontrato Dio, fino all’evidenza.
Continua a narrare.
– L’irruzione di Dio, straripante, totale, s’accompagna con una gioia che non è altro che l’esultanza del salvato, la gioia del naufrago raccolto in tempo... Nello stesso tempo, mi viene data una nuova famiglia, la Chiesa Cattolica, con l’incarico per Lei di condurmi dove è necessario che io vada.
André uscì. Vide l’amico che, accortosi di qualcosa di nuovo e di strano, lo fissava curioso e indagatore:
– Ma che cosa ti capita?
Andrà rispose:
– Sono cattolico, apostolico, romano... Dio esiste ed è tutto vero.
Quella sera dell’8 luglio 1935 non andò più all’appuntamento con la biondina tedesca: Dio in persona era entrato nella sua esistenza e lui si sentiva un bambino appena nato e pronto al Battesimo. Si rivolse a un sacerdote cattolico per prepararsi:
– Ciò che il prete mi disse del Cattolicesimo, io lo aspettavo e lo accolsi con gioia: l’insegnamento della Chiesa Cattolica è vero fino all’ultima virgola e io ne prendevo atto a ogni linea.

La Verità è Gesù Cristo
Iniziava una nuova vita, la vera vita.
Quando suo padre, primo segretario del Partito Comunista Francese, lo seppe, pensò trattarsi di una piccola crisi risolvibile in breve. Ma, visto che la «crisi» non passava, gli proibì di parlarne alla mamma e alla sorella. Le quali, però, contagiate da André, non tardarono a farsi cattoliche. Il padre, invece, morì a 56 anni, improvvisamente, senza giungere alla Fede.
Dopo la guerra e la resistenza cui partecipò attivamente, rientrato dalla prigionia sotto i nazisti, tra i quali era stato apostolo di Cristo, André Frossard ritornò al suo lavoro di giornalista sui più prestigiosi quotidiani francesi, fino a diventare corsivista a «Le Figaro» con pagine estremamente vivaci, intelligenti, spesso polemiche e mordaci, in cui mai intruppato dietro le idee correnti, era sempre capace di andare controcorrente, in nome della Verità incontrata fino a vederla.
Il suo stupendo incontro con Dio lo ha testimoniato nel libro Dio esiste: io l’ho incontrato (SEI, Torino), in cui afferma, certissimo, sereno:
– L’uomo non è solo. Il mondo in cui vive, per quanto bello, non è che un leggerissimo riflesso della immensa realtà momentaneamente invisibile, spirituale, splendente, che lo attraversa, lo avvolge, lo aspetta. Il nostro destino non si conclude con questa vita. L’uomo che viene da Dio-Amore, ritorna a Lui, grazie alla fede e alla carità, attraverso la sofferenza e la morte. E questo niente può impedirlo.
La Domenica 22 ottobre 1978 in cui Papa Giovanni Paolo II inaugurava il suo Pontificato, André Frossard strinse amicizia con lui fino a diventarne il confidente in lunghe ore di conversazione...
Nei suoi scritti, Frossard pone in luce il primato di Cristo, nella vita e nel mondo, la presenza infinitamente viva e operosa di Lui, Pane di vita nell’esistenza sua, già di ateo tranquillo, che un giorno è stato folgorato dall’Ostensorio silenzioso nella luce divina più splendente.
Una vita intera per far conoscere Lui...
André Frossard si è spento il 2 febbraio 1995. A chi lo incontrava era solito ripetere:
– Non ho fede in Dio: io l’ho veduto. Tutta la Verità si trova nella Chiesa Cattolica. La Verità è qualcuno, è Gesù Cristo. Che ci posso fare se il Cattolicesimo è vero, se questa Verità è Cristo che vuole essere incontrato? Siamo noi che abbiamo perso la passione di convincere, di testimoniare, di convertire!

Autore: Paolo Risso

redhero
domenica, 23 settembre 2007, ore 10:56

GESÚ
La conoscenza cambia la coscienza. Dovranno cambiare anche i santi per sopravvivere?

 

Anche se raramente, è interessante notare come molte persone di fede si siano spinte nell'indagine storica del personaggio Gesù, con reale apertura anche a forti contradditori esegetici comunemente acquisiti. Potrebbe questo essere intepretato come una forma d'amore per la conoscenza di un personaggio così importante nell'immaginario (ma forse anche nella storia) dell'uomo moderno.

ADISTA n°29 del 15.4.2006
Frate cappuccino, noto biblista ma anche acuto osservatore dell'attuale situazione della Chiesa, e sostenitore di una riforma ecclesiale ancorata al vangelo,  nell'ultima sua opera padre Ortensio racconta un Gesù per molti aspetti assai diverso da quello presentato sempre come "ovviamente" e indiscutibilmente celibe. L'Autore rileva invece che nel mondo ebraico del suo tempo – e Gesù voleva vivere da pio ebreo – il celibato era avversato, in quanto il celibe "non ottemperava al volere del creatore che faceva affidamento sulla collaborazione dell'uomo e della donna per la continuità del genere umano… In tutti i modi non rientrava nell'insegnamento dei maestri [d'Israele] scoraggiare il  matrimonio". E, allora, "anche Gesù non può essersi sottratto a tale obbligazione, soprattutto se si tiene conto del suo contesto di origine, profondamente religioso. I vangeli non sono al riguardo sempre attendibili poiché non sono animati tanto da preoccupazioni storiche - ricordare la reale esperienza di Gesù - quanto da intenti apologetici: cercare la migliore maniera di presentarla e di farla accettare ai lettori. Lo scopo è sempre quello di raccontare ciò che egli aveva fatto e detto, ma l'attenzione a tacere ciò che avrebbe potuto compromettere la sua immagine era sempre predominante e determinante. E se in questa incipiente idealizzazione fosse stato opportuno cancellare qualche tratto troppo ‘comune', troppo umano della sua esistenza ed esperienza, non c'era alcuna difficoltà a farlo… Il silenzio dei vangeli sulla famiglia propria di Gesù non è un argomento decisivo per escluderla. Le preoccupazioni panegiristiche potrebbero averne fatto scomparire tutte le tracce. L'apostolo Paolo cerca tutte le ragioni per dissuadere dal matrimonio, e soprattutto dalla prassi matrimoniale, i cristiani più ferventi della comunità di Corinto (I Cor 7, 1-16). Sorprende che non abbia fatto appello alla testimonianza di Gesù. In ogni caso elementi interessanti per sostenere l'esistenza d'una relazione fra la stessa Maria Maddalena e Cristo ci vengono offerti dal Vangelo apocrifo di Giacomo. Siamo però ancora nel campo dell'ipotesi, dal momento che mancano prove sicure per sostenere l'esistenza d'una famiglia propria da parte di Gesù. Nell'affrontare la questione è bene comunque non dimenticare due fattori: l'intento comune agli evangelisti di scrivere delle opere destinate alla predicazione, con conseguente mitizzazione di taluni aspetti della persona del Messia, e, dall'altra parte, il fatto che per il costume dell'epoca un uomo dell'età di Cristo, per essere considerato veramente uomo, era chiamato a sposarsi".Le informazioni pertanto presenti nel Nuovo Testamento non sono sufficienti a risolvere il problema dell'eventuale scelta celibataria di Gesù, una questione che dovrebbe perciò rimanere aperta" .

E, sul significato dell'Ultima Cena ("fate questo in memoria di me"), mettendo in dubbio il carattere "sacrificale" della morte di Gesù in croce, e dunque anche della Cena come "sacrificio", Ortensio da Spinetoli commenta: "La cena che Gesù lascia in consegna ai suoi, non è tanto un rito sacro quanto un banchetto di persone in comunione tra di loro e tutte intente a raccogliere e fare proprie le buone intenzioni, i propositi che hanno animato Cristo. Non ha bisogno che sia presieduta da un ‘ministro' autorizzato, da un ‘incaricato d'ufficio', ma solo dominata dalla buona volontà, disponibilità di quanti vi partecipano. ‘Spezzare il pane' e ‘versare' il vino è opera di ‘inservienti', di ‘domestici', non di comandanti. La cena diventa ‘memoriale' di quanto Gesù ha fatto e detto quando vi è un'assemblea che si è resa conto di ciò che sta compiendo, che è riuscita, in altre parole, ad assumersi le responsabilità caritative di Cristo" (pp. 199-201).
GESÙ DI NAZARET DOPO NICEA: MA LA TESI DI ARIO SI PUÒ RIDISCUTERE?
ADISTA n° 27 del 8.4.2006
33325. BOLOGNA-ADISTA. Un testo realizzato con l'intento di riscoprire la vera dimensione umana di Gesù di Nazaret, andando oltre la tradizionale predicazione cristiana ricca di titoli onorifici ("figlio di Davide", "figlio di Dio", "messia", "Signore"), che sminuisce l'esperienza terrena di Gesù ritraendola libera dalle debolezze e dalla fallibilità comuni ad ogni esistenza umana, con la conseguenza di rendere così assurda ed impossibile l'imitazione di Cristo da parte dell'uomo. L'essere ‘figlio di Dio' di Cristo non implica una filiazione divina naturale con conseguente sua preesistenza prima di tutti i secoli. Gli evangelisti con questa espressione hanno semplicemente voluto sottolineare, nel rispetto della tradizione ebraica, come l'uomo Gesù sia stato capace d'incarnare sino in fondo la bontà del Padre. Se accogliamo questa posizione ci sarà facile comprendere come anche noi tutti, proprio attraverso la sequela del ‘figlio del carpentiere', siamo capaci di diventare ‘figli di Dio'. Questa mia conclusione è la stessa a cui pervenne molti secoli fa il sacerdote Ario, teologo molto sfortunato in quanto incompreso [fu condannato dal Concilio di Nicea, indetto dall'imperatore Costantino, nel 325, ndr]". 
LETTURE: GESÚ DI NAZARETH di P. Ortensio da Spinetoli
redhero
mercoledì, 18 luglio 2007, ore 21:21

La speculazione e' un pasto a buon mercato (III)

IL CREATORE GIOCA A NASCONDINO CON LE SUE CREATURE

Perchè è necessario che Lui non sappia...

dell'uso della libertà

Dai confronti che abbiamo con i nostri buoni fratelli cattolici, emerge spesso un aspetto che proprio non va giù ai fedeli più ortodossi (e quindi meno elastici). La casualità. Questo rifiuto è particolarmente sentito, pur non implicando la negazione di un creatore, e l'origine di questa inaccettabile ipotesi viene normalmente individuata nell'indeterminazione quantistica. La casualità in effetti potrebbe compromettere il concetto di un Dio onniscente temporale. E questo non è ammissibile (per un fedele).

Per un credente infatti Dio avrebbe dovuto creare il mondo in modo tale da consentire al tempo stesso il libero arbitrio e la conoscibilità di ogni evento: in nome e per conto della causalità. Ora se un credente può ritenere possibile che Dio abbia la "botte piena e la moglie ubriaca" (l'onnipotenza  divina basterebbe a garantirla) lo stesso non accontenta me (e probabilmente anche molti altri).  

Se infatti la causa di tutto è Dio e Dio è onniscente, come possiamo conciliare con questa condizione la nostra libertà? Non è possibile. L'onniscenza divina coinciderebbe con la volontà divina e noi saremmo prigionieri.

Ma c'è un aspetto che potrebbe davvero portare acqua al loro mulino: il volere di Dio. Si parla sempre di onniscenza, onnipresenza e onnipotenza, mai di cosa un Dio creatore potrebbe volere dalla sua creazione (a dire il vero una persona che si chiedesse cosa vuole fare Dio con noi l'ho incontrata.... una volta).

Dio potrebbe volere un mondo che esprima le sue necessità liberamente. Potrebbe essere questa la ragione per la quale la natura più intima della materia è indeterminata. Un Dio temporalmente onniscente potrebbe non essere idoneo ad un mondo indeterminato.

Roger Penrose sostiene che le attività cerebrali registrano degli stati neuronali in cui, "la coerenza quantistica viene infranta". Curiosamente verrebbero osservati persino dei fenomeni di "sovrapposizione quantistica in cui sorprendentemente un neurone fa due cose contemporaneamente: scarica e non scarica....! Parallelamente, si osservano anche "formidabili" effetti di "non località", per i quali "probabilmente il computer neuronale è pronto a eseguire qualche computo che non compie effettivamente, ma…il solo fatto che potrebbe averli eseguiti provoca un effetto diverso da quello che avrebbe luogo se non li potesse eseguire". Proprio in questo stato Penrose individua la "libera volontà".

Liberi dal/nel mondo Print E-mail Written by Andrea Amato Sunday, 05 November 2006 - La condizione originaria e la condizione mondana della libertà -

Il primo scopo del mondo potrebbe essere l'osservazione di qualcosa che nemmeno Dio conosce (per sua stessa volontà).

ps

E la terra produsse della verdura, dell’erbe che facevan seme secondo la loro specie, e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie. E Dio vide che questo era buono. (Genesi. 1,12)

E Dio li mise nella distesa dei cieli per dar luce alla terra,

per presiedere al giorno e alla notte e separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che questo era buono. (Genesi. 1,17-18)

E Dio fece gli animali salvatici della terra, secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie, e tutti i rettili della terra, secondo le loro specie. E Dio vide che questo era buono. (Genesi. 1,25)

E l’Eterno Iddio avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli dei cieli, li menò all’uomo per vedere come li chiamerebbe, .... (Genesi. 2,19)

Sembrerebbe dalla Genesi che Dio non conosca ciò che il Suo mondo produce fino a quando non lo produce realmente.... e che non sia in grado di giudicare la sua creazione finchè non l'abbia.... effettivamente creata.......!

 

redhero
venerdì, 20 aprile 2007, ore 22:39

UN PARADISO PIU' AMPIO

(e meno empio)

L'abolizione del limbo

http://www.ansa.it/

Ci si può specchiare nella notizia freschissima dell'abolizione del Limbo ad opera di Papa Ratzinger per verificare il proprio compiacimento o dissenso verso la fede cattolica.


In questo blog troverete un post http://redhero.splinder.com/post/11591859
(peraltro abbastanza severo) riguardo il peccato originale e il destino dei bambini morti senza battesimo.


Fortunatamente il concetto di ereditarietà del peccato sembra vada lentamente sparendo, almeno dall'anima degli innocenti. Da osservatore agnostico non posso che apprezzare questa evoluzione della concezione di un Dio capace di una misericordia ben più ampia di quella che nel V secolo predicava S.Agostino: i bimbi morti senza battesimo saranno destinati negli inferi.


Come ho sempre constatato e affermato, la sensibilità collettiva cresce anche se i tempi sembrano negarlo, impedendo, sia pur con lentezza, di accettare crudeltà simili. Evidentemente anche la sensibilità della Chiesa cresce in armonia con i tempi. Forse un domani potrà prevedere l'estensione della beatitudine anche agli omosex o magari l'abolizione dell'inferno e persino delle intercessioni, che continuo a considerare rottami politeistici (sono convinto che non saremo disposti ancora per molto a credere che una colpa, per quanto grave e odiosa, possa meritare un castigo... eterno).


Comunque l'estensione della beatitudine anche ai bambini, ai feti e agli embrioni morti senza battesimo, non è proprio tutta farina del sacco ratzingeriano; il suo amato predecessore (apprezzato anche da molti atei me compreso) in apparente antitesi con l'evangelista Marco: “Chi crederà e si farà battezzare sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16, 16), così si esprimeva nei confronti delle giovani madri abortiste:
“Apritevi con fiducia al pentimento… Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore” (cf Evangelium vitae, n.99).

La Chiesa cresce, a qualcuno piacerà o dispiacerà, per conto mio ne sono felice se, come spero, questa si muoverà verso un progressivo abbandono del ministero dell'intercercessione (battesimi, assoluzioni, estreme unzioni, pellegrinaggi lucrativi, atti espiativi e derivati) in favore di quello ben più utile, sottile e appassionante della comprensione e divulgazione di un Amore davvero totale e capace di abbracciare incondizionatamente tutti i "peccatori" del mondo. Solo Quello è il Modello.

Piccolo dubbio formale, che genera un'inevitabile serie di domande: se i bambini, gli embrioni o i feti possono ora accedere alla salvezza e al godimento del Padre, ha ancora senso credere che abbiano "ereditato" il peccato originale? Se Dio tratta allo stesso modo i bambini battezzati o meno, non potrebbe ritenersi che la loro equivalenza sia formalmente dovuta all'inesistenza del peccato per entrambi? Se così non fosse allora quando il peccato originale comincerebbe a "scarabocchiare" le anime? Quando si viene a conoscenza di una fede che lo prevede? La commissione teologica vaticana ha fatto mirabilmente funzionare il cuore inquadrando il limbo in... «una visione eccessivamente restrittiva della salvezza» ma è probabile che rischi qualcosa sotto il profilo della coerenza.

redhero
domenica, 01 aprile 2007, ore 10:15

IL PECCATO ORIGINALE

... e il Battesimo degli embrioni

Nella dottrina cattolica, un aspetto in particolare trovo indigesto: il peccato originale e la sua ereditarietà. Questo retaggio veterotestamentario utilizzato ad arte per inoculare quella paura utile al proselitismo, costituisce uno dei pilastri legati alla consistenza salvifica del Redentore.

In seguito alla nota disputa con Pelagio e ad opera di Agostino il peccato originale acquista infatti una caratteristica odiosa: l'automatica estensione della colpa primordiale a tutto il genere umano.

Le parti in corsivo sono estratte dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

http://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm

 402 . . . . . . San Paolo lo afferma: “Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori” ( Rm 5,19 ); “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. . . ” ( Rm 5,12 )......

- In questo brano manca ogni traccia di misericordia, perfino l’islam afferma che adamo ed eva sono stati misericordiosamente perdonati in seguito al loro pentimento. Qui si affaccia tra l'altro  il sospetto  che "l'infezione" si trasmetta con un automatismo quasi indipendente dalla volontà di Dio. E' una dialettica sottile ed efficace perchè associando il peccato alla nostra morte naturale, si rende molto più assimilabile il "principio attivo" dell'ereditarietà,  sottendendo all'urgenza di abbracciare la fede della Redenzione...


....All'universalità del peccato e della morte l'Apostolo contrappone l'universalità della salvezza in Cristo: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita” ( Rm 5,18 ).

- il nocciolo: l’eredità. La colpa del singolo diventa universale.

Per i protestanti il peccato originale è ereditario della colpa, introdotto da Agostino e tale caratteristica viene portata alle sue massime conseguenze.

L'unica conseguenza del gesto adamitico è, secondo la visione Ortodossa, la mortalità e la corruzione, da considerare da un punto di vista fisico, non morale.

La componente di ereditarietà della colpa non è invece presente nel culto ebraico (come nel già citato Islam).


403 Sulle orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato che l'immensa miseria che opprime gli uomini e la loro inclinazione al male e alla morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che è “morte dell'anima” [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1512].

404 . . . .Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno.

-Rafforzamento delle caratteristiche di ereditarietà e contaminazione dovute alla colpa adamitica

- Importantissimo tentativo di scoraggiare ogni critica potenziale sull’ereditarietà del peccato originale, attribuendole la qualità di  "mistero". Come sappiamo la definizione di mistero è legata sempre a una caratteristica insondabile e al tempo stesso oggettivamente granitica, inossidabile, inoppugnabile, assoluta.

Per questa certezza di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per la remissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccati personali [Cf ibid., 1514].

- Ecco servita la contaminazione dei bambini indotta dal capostitpite. Questa  impossibilità ontologica di eliminare l'automatismo di tale macchia trova il suo culmine più intollerabile in un passo che, riferendosi ai bambini morti senza battesimo, così recita:

1261 Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro. Infatti, la grande misericordia di Dio, « il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati » (1 Tm 2,4), e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: « Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite » (Mc 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo. Tanto più pressante è perciò l'invito della Chiesa a non impedire che i bambini vengano a Cristo mediante il dono del santo Battesimo.

Si noti per favore come la salvezza per questi bambini non sia affatto garantita ma solo auspicata, con la conseguente subdola implicazione che possano perdersi per l'eternità. Infatti nelle ultime righe e proprio in riferimento all'impossibilità di garantire la salvezza, si esorta con forza a non negare loro il battesimo. Nel battesimo quindi e solo nel battesimo esiste la certezza assoluta che Dio accoglierà quanto di più puro e innocente l'uomo genera.

...Ma allora è legittimo rischiare?

In seguito a tutte le affermazioni fatte dalla Santa sede in questi ultimi anni circa la sacralità della vita insita negli embrioni umani (e parzialmente da me stesso sostenuta) , mi chiedo se esiste un momento in cui il peccato originale si inserisca in essi o se piuttosto il peccato originale sia una macchia collegata direttamente all'inizio della vita. Perchè se così fosse e in relazione all'incertezza della salvezza per i morti non battezzati, il Vaticano, dovrebbe attivarsi con la massima urgenza per promuovere il battesimo non solo di tutti gli embrioni congelati (sono infatti considerati persone a tutti gli effetti), ma anche di tutte le gravidanze a rischio aborto, di tutto il mondo, cattoliche e non. Cosa facciamo, ci limitiamo a sperare nella loro salvezza o gliela garantiamo col battesimo? Possiamo rischiare la dannazione per aver rifiutato con tanta leggerezza di impartire il battesimo a questi milioni di individui? Almeno nei casi di fecondazione assistita sarebbe opportuno per i credenti usare la cautela di battezzare tutti gli embrioni che vengono impiantati visto l'alta probabilità di perderli? Si potrebbe eventualmente battezzare dall'esterno dell'utero o è necessario il contatto diretto dell'acqua sul nascituro?

Tutto ciò è drammaticamente desolante.

A me sembra che nel sostenere il peccato originale e la sua trasmissione automatica a tutta l'umanità ci sia una perfidia tanto perniciosa quanto risibile e indegna di quell'Amore Divino che i cattolici stessi abbracciano,  aggravata inoltre da malcelati intenti proselitistici fondati sul timore.

Il mio augurio pasquale sta nella speranza che la sensibilità delle persone cresca sempre di più, e che con sempre maggior forza si avverta come non esista proprio nessun'ombra sull'anima di un neonato, di un  feto o di un embrione. Si deve capire che per essere amati dall'unico vero DIO, non c'è bisogno di alcun rito purificatore: basta stare al mondo e riconoscere che nessuno mai potrà infangare la nostra anima all'infuori di noi stessi. Tanto meno i nostri genitori. E Dio nel modo più assoluto. La Chiesa consideri che la sensibilità collettiva continuerà a crescere come ha fatto finora, e che questo sentire sempre più sottile finirà con lo scontrarsi con gli aspetti più crudeli e conservatori contemplati dalla fede (peccato, castigo, abominio e rifiuto dell'uomo da parte di Dio). Per vedere il peccato in un neonato bisogna avere un cuore estremamente sottodimensionato: dovrà svilupparsi e lo farà, con o senza la fede.

La seconda cosa che spero, ancora più importante, è che la Chiesa provi a considerare Gesù non come Chi ha preso sulle proprie spalle le colpe del mondo, (nessuno può nè deve accettare, sostenere e pagare colpe conto terzi), ma come Chi ha dato la propria vita per dimostrare definitivamente che la morte non esiste, grazie a Dio. Buona Pasqua a tutti, a tutti.

redhero