PARADOSSI
Palestre per l'inganno

Esiste un triangolo con quattro lati? Potrebbe Dio crearne uno?
Potrebbe un Dio onnipotente e onnisciente creare un albero tanto grande da non riuscire a sapere quante foglie contiene?
Se Dio esiste ed e' realmente onnisciente e onnipotente gli e' possibile realizzare e conoscere tutto quello che e' LOGICAMENTE possibile conoscere e produrre.
Il resto e' inganno del ..."demonio" e quindi nostro...
L'essenza del Cristianesimo (Ludwig Feuerbach)
CONTRO
SPECULAZIONE 1
dalla scienza alla fede
L’approccio principalmente scientifico e/o filosofico a qualsiasi forma di culto, tenta di far emergere le incongruenze e le incompatibilità ontologiche tra immanente e trascendente. Questo modo di affrontare la “teologia” in modo rigorosamente immanentistico, attacca la fede su tre fronti:
- contesta l’impossibilità di pervenire a qualsiasi risultato verificabile
- svuota la domanda del suo stesso senso
- critica l’etica religiosa osservandone gli aspetti oggi inaccettabili (secolarizzazione)
Per dirla alla Isvari questo approccio è semplice e sterile “speculazione”.
Bene.
In questa serie di post, vorrei sollecitare reazioni all’approccio inverso, quello cioè di credenti, veri, preparati, colti, sensibili, che “controspeculano” partendo da riferimenti scientificamente utili ad affermare e a dare sostanza al proprio credo.
Occasione ghiotta per contro-speculare è offerta dal volumetto di S.D.G. A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda “ANTIMATERIA ED ETERNITÀ” una pubblicazione edita in lingua italiana (1975).
In occasione del conferimento del Nobel a Emilio Segre e Owen Chamberlain per le note scoperte di antiparticelle elementari, nelle pagine iniziali del volumetto si legge:
1) Esiste una particella di antimateria di qualità opposte a quella della materia finora conosciuta.
2) Esiste un altro mondo oltre a quello conosciuto
3) Questi due mondi possono ad un certo momento urtarsi e annientarsi reciprocamente.
LA PARTICELLA D’ANTIMATERIA
L’antimateria di cui parlano i fisici non è che un altro aspetto della materia e le sue caratteristiche sono state descritte sopra. I due primi principi si applicano anche all’antimateria descritta nei testi vedici, ma il terzo non le si addice. In realtà l’antimateria di cui parleremo, avendo tutte le qualità opposte a quelle della materia, è superiore a quest’ultima. La meteria, per costituzione, è soggetta all’annientamento, al contrario dell’antimateria. Se la materia è distruttibile e divisibile, l’antimateria, che ha una natura contraria, deve essere indivisibile e indistruttibile. Cercheremo, in quest’opera, di spiegare questi punti grazie alle preziose informazioni contenute nei testi vedici.

LE SCRITTURE VEDICHE
Le scritture più antiche e più conosciute nel mondo sono i Veda ….
…. Le 108 Upanisad fanno parte dei 4 Veda e spiegano i Purāna. La Baghavad-gitā, che riassume tutti gli scritti vedici, ne è l’essenza; essa è anche la porta che permette di accedere ai Vedānta-Sūtra. Fu enunciata 5000 anni fa da Śrī Krsna (Dio), quando, dal mondo di antimateria, venne in questo mondo materiale….
L’ANTIMATERIA: ENERGIA SUPERIORE
La Baghavad-gitā elabora i concetti dei fisici e li complet. Essa spiega, in modo estremamente chiaro e preciso, l’esistenza di due forme di energia: l’energia superiore e quella inferiore, opposte per natura; l’energia superiore (parā-prakrti) costituisce l’essere vivente e l’Universo d’antimateria, mentre l’energia inferiore (aparā-prakrti) compone questo mondo materiale. La materia è inerte, non ha il potere di creare perché è di natura inferiore; ma l’energia superiore, cioè l’esserer vivente (l’anima) può animare la materia e combinare gli elementi che la compongono. (LE DUE ENERGIE VENGONO DA KRISHNA, LA PERSONA SUPREMA).
Quando pensiamo ad un’energia, la nostra mente corre naturalmente verso la sua sorgente; l’energia elettrica per esempio, ci fa pensare alla centrale da cui proviene; anche la luce e il calore hanno una sorgente comune, il fuoco.
Un’energia non è mai indipendente, e così le due energie, l’inferiore e la superiore, provengono entrambe da una sorgente unica. Questa sorgente deve essere “pienamente cosciente” di tutto ciò che esiste e quindi possedere intelligenza, pensiero e volontà. Deve essre quindi una persona, la Persona Suprema: Śrī Krsna, Dio, l’Infinitamente Affascinante.
…
…Le recenti scoperte dei fisici non sono che un inizio; bisogna che continuino le loro ricerche per poter pervenire alla fonte della materia.
La fisica è (se non infinitamente) incredibilmente affascinante, e con le sue pseudo scorrettezze quantistiche autorizza apparentemente ad effettuare qualsiasi volo pindarico, speculazione e contro speculazione.
Ma fino a che punto?
La speculazione e' un pasto a buon mercato (V)
AMORE
o LIBERTÀ?
(un grazie a Luciano De Crescenzo)
Qualcuno ha detto che la filosofia sta a Luciano De Crescenzo come il Caffè del bar sta al Nescafè...

Boh, può darsi, ma nella Napoli di Bellavista c'è un concetto che mi colpisce molto e al quale per altre strade ero arrivato pure io.
De Crescenzo sostiene esistano due categorie di popoli: "popoli d'amore" e "popoli di libertà". I primi sono popoli poveri, sanno tutto del prossimo, un prossimo che sta perfettamente a suo agio anche quando i fatti propri escono dalle finestre aperte diventando fatti di tutti. E lo diventano inesorabilmente. La signora della porta accanto non è semplicemente la vicina di casa ma una specie di sorella o cognata che se ha finito lo zucchero ti piomba in casa, ti dice due fatti suoi, e aprendo la tua credenza si prende un po' del tuo zucchero restituendotelo quando a restarne sprovvista sarai tu. Questo popolo non si può certo dire che disponga di una privacy come noi oggi la intendiamo, e se proprio di privacy vogliamo parlare questa andrebbe estesa almeno al quartiere, al vicolo, al "basso". C'è da dire che in un simile contesto non si è mai soli. Non si sa cosa sia opportuno sigillare dentro casa, e la vergogna per qualcosa di dubbia morale avvenuta tra le mura domestiche, diventa quasi colpa collettiva cui collettivamente si cerca rimedio. In un popolo d'amore, come quello napoletano, difficilmente si può morire nell'indifferenza.
C'è poi il popolo di libertà. Sono popoli ricchi, i popoli nordici, per intenderci. Quelli che sono autonomi, che non hanno bisogno dell'altro, provvisti di una dignità severa e innegoziabile. I popoli dove la responsailità per qualcosa, al contrario dei popoli d'amore, è una responsabilità collettiva apparente (o meglio, è collettiva in quanto fondamentalmente individuale). Nessuno infatti violerebbe mai una regola civile credendo che altri lo aiutino a pagarne i costi. Non c'è cartaccia in terra non perchè i servizi urbani siano straordinariamente efficienti, ma perchè ogni singolo individuo si astiene dallo sporcare e ritenendo che dietro lo sporco c'è sempre un deprecabile sporcaccione. Ognuno per se, con confini netti e interiori, al punto tale che a Copenhagen non si usa avere tendine ai vetri di casa. Puoi avere tranquillamente un amplesso con la luce accesa in camera senza che nessuno in strada sia minimamente interessato a quanto sta avvenendo dietro ai vetri. Si guarda anzi con sospetto a chi installa simili dispositivi perchè si ritiene in linea di massima che lì ci sia qualcosa da nascondere. In un popolo di libertà la vicina della porta accanto farà anche 5 km a piedi per andare a comprare qualcosa che ha finito. Nessuno verrà mai a curiosare nella tua vita (o nella tua credenza) se vivi in un popolo di libertà. La garanzia della tua privacy è granitica.
E allora riflettendo in termini immanenti, Napoli-Copenhagen, mi piacerebbe trasferire lo stesso tipo di riflessione in ambito trascendente.
É sbagliato chiedersi se Dio (sempre ammesso che sia lì a leggerci) sia un dio d'amore o di libertà, o.... di tutte e due le cose? Forse è sbagliato e forse no.
Se fosse un Dio d'amore dovrebbe necessariamente farsi i fatti nostri, quasi condividerli, dispiacersi dei nostri dispiaceri e esultare delle nostre gioie. Un dio "napoletano" non ti lascerebbe morire senza accorgersene. Un dio napoletano se ne fregherebbe del tuo arbitrio per amore. Un dio napoletano, interviene, contribuisce agli eventi, li determina, ti conduce, ti perdona, ti salva.
Un dio di libertà al contrario rimarrebbe staccato da noi, sarebbe quasi privo di noi, e sarebbe un dio di regole, di leggi, di giustizia, di responsabilità. Con un dio di libertà non avremmo scampo, dovremmo per forza sottostare alle sue regole. Non potremmo aspettarci i suoi sentimenti, le leggi li supererebbero.
Per un dio di libertà, i due termini "se" e "allora", implicano eventi rigorosamente matematici, assolutamente indipendenti dalla Sua volontà, autonomi, e a lui stesso estranei, un freddo susseguirsi di azioni e reazioni cui probabilmente nemmeno Lui (per sua volontà) può porre rimedio. Un dio di libertà non può essere caritatevole perchè non crea gli eventi, non incide su essi, li osserva lasciandoli al destino cui le Sue regole li sottomettono.
E noi? Sempre ammesso che un dio esista realmente, quale Dio considereremmo avere maggiori probabilità di esistenza? E quale preferiremmo aldilà della logica? Ci consideriamo più uomini liberi o uomini innamorati?
Perchè il bello dell'amore è che ti riempie la vita giustificandone il senso, mentre il suo rovescio è la schiavitù.
Lo so a che pensate: alla botte piena e alla moglie ubriaca, a entrambe le cose, alla possibilità di essere perdonati quando sbagliamo, senza rinunciare minimamente alla paternità delle nostre azioni e pensieri. Desiderando al tempo stesso che parte di noi non dipenda solo da noi, all'auspicio che quanto accade nel mondo non sia solo opera nostra e che in questo risieda il perdono.
Ma dovremmo rinunciare a essere noi stessi, dovremmo aprirci a un cambiamento che farebbe di noi un altra persona, dovremmo ridisegnare l'idea di "A Sua Immagine", dovremmo essere disposti a farci cambiare, a perdere almeno un po' (o buona parte) del nostro arbitrio, a farci trasportare come i bambini, a ritenerci altro da noi, per essere un po' Lui....
La foto in basso è un'istantanea "rubata" nella Napoli del 1951




Quando la direzione dei pensieri è
cuore - cervello (e non viceversa)
siamo in presenza di un escatologia estrema:
quella dei bambini
PS: MOLTE GRAZIE A MIA COGNATA ELENA
:)
DEL "BENE"
E
DEL "MALE"
enti oggettivi o soggettivi?

L'eterna lotta tra il bene e il male. O, per meglio dire, l'eterna lotta per l'affermazione del proprio bene. Solo secondariamente a questa considerazione si innesta la domanda: ma cos'è il bene? E per chi è il bene?
'Theòs anàitios' Dio è innocente, diceva Platone, è la libertà dell'uomo a determinare le proprie sofferenze o godimenti. Dio non è causa del nostro agire.
Ma noi agiamo e le nostre azioni sono sempre volte al nostro bene.
Come persegue un pedofilo il proprio bene? E come invece un tifoso del calcio? Cosa intende per "bene" Mahmud Ahmadinejad, presidente dell'Iran? Cosa intendeva per "bene" Adolf Hitler o Josif Stalin? Forse esisteva qualcuno che vedeva quel bene come il proprio male?
Le monoteisctiche parlano di un "male" dall'identità precisa. Esse parlano di un maligno, un ente che persegue e promuove un male oggettivo. Ma un male assoluto dovrebbe essere avvertito da tutti come tale. Come si fa dunque a fare il male considerandolo un male anche per se stessi? Semplice: si trasforma in bene.
Un problema della fede.
God bless America cantava Irving Berlin nell'America del 1918 e successivamente nel '39. Diventò poi quasi un secondo inno nazionale.
Ma come si può chiedere a Dio di benedire solo una parte del "suo creato" se non affermando il proprio esclusivo tornaconto?
Il bene potrebbe diventare un ente oggettivo se facendolo agli altri, secondo criteri volti a migliorare la loro vita, fossimo capaci di goderne.
Un grazie ad Alkall
La speculazione e' un pasto a buon mercato (IV)
SPECULATIONEM
MAXIMA
Creare ciò che non si può controllare
Mmmm .. devo rinunciare a qualcosa per creare alcunché di veramente autonomo. E' un atto d'amore e forse anche un peccato, una macchia che proviene dalla rinuncia, un peccato dell'origine, ed è solo mio. Si! Devo rinunciare alla conoscenza degli eventi che il mio contesto e il suo contenuto producono, dato che se invece li conoscessi proverrebbero da me.
Dovrò restare all’oscuro, limitarmi ad osservare vietandomi la possibilità di incidere sugli eventi in modo diretto. Devo creare un modello di me stesso in scala infinitamente ridotta ma illimitatamente libera.
Queste enitità avranno qualcosa di particolare che io non ho: il contesto.
Vedrò se queste mie entità potranno amare quello che ho creato intorno a loro, dato che è possibile che io possa amarle. Sarà interessante capire se in qualche modo tenteranno di trascendere il contesto stesso tendendo a qualcosa di superiore. E io potrò amare ciò che agisce fuori dalla mia volontà e quindi fuori dalla mia conoscenza? E loro potranno amare ciò che del contesto possono capire e percepire? Farò in modo che ogni evento nel contesto sia conservato, capito e vissuto come se fossi io stesso il contesto e il suo contenuto. Sentirò il contesto e le sue entità come fossi ognuno di loro pur non partecipando. Se questo accadrà potrei salvare queste entità dai limiti del contesto e trasferirle in un contesto più ampio, più libero, più avanzato e forse… partecipare con la mia presenza in un contesto nuovo per sperimentare un amore diretto; se tutto questo invece non accadrà, il contesto si autoestinguerà in un modo o nell'altro e niente sarà salvato.
E' un rischio da correre: il mio rischio di rimanere solo coinciderà allora con il loro rischio di subire altrettanto. Questo sarà per il momento l'unico legame tra ciò che creo e la sua libertà d'azione, il rischio che ci unisce.
Ma la libertà è necessaria, una condizione assolutamente irrinunciabile
… potrei farlo,
E lo faccio…

ps.
qual è la condizione per incidere sulla volontà altrui in modo gratuito creando benessere tra gli attori? L'amore.
IL SENSO RELIGIOSO
PUO' SCATURIRE DA
"SCRITTURE ALTERNATIVE"
non prive di una certa "sacralità"
Erwin Schroedinger, Contemporaneo di Einstein, sostenne che la teoria della relatività non era altro che “la sconfitta della tirannia del tempo”. Quella teoria apriva altre strade: “un’idea,” scrisse, “che ha un carattere indubbiamente religioso, e che anzi oserei dire essere l’essenza della religione.”
Grazie alla relatività, Einstein aveva toccato la mente di una nuova divinità, cercando di introdursi in qualche piega del tempo. “Ritengo possibile che possiamo fare cose ancora piu’ grandi di Cristo,” disse. L’essenza del fascino di Einstein era in buona parte determinato da questo suo tendere all’eternità.
Continuo con forza a credere che il tentativo di suddividere in scomparti stagni le componenti dell'umano sentire e dell'umano capire, sia un grande errore. A volte siamo costretti a farlo per mancanza di collegamenti tra le discipline scientifiche e umanistiche, è un modo che ci consente di andare avanti, ma rimane un errore.
HARE KRISHNA
Da una conversazione di
A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore dell'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna
con Bob Cohen - 27 Febbraio 1972
tratto integralmente da:
© 2007 The Bhaktivedanta Book Trust International. All rights reserved.
Bob: Qual è la definizione di scienziato?
Prabhupada: Uno scienziato è colui che conosce la verità delle cose.
Bob: "Pensa" di sapere come stanno le cose in realtà.
Prabhupada: Come?
Bob: "Spera" di sapere come stanno veramente le cose.
Prabhupada: No, deve saperlo. Noi ci rivolgiamo a uno scienziato perché supponiamo che abbia una conoscenza esatta. Essere scienziato significa conoscere come stanno le cose in realtà. Il più grande scienziato è Krishna. La parola "Krishna" significa "infinitamente affascinante".
Bob: Infinitamente affascinante?
Prabhupada: Sì. Se Dio non fosse infinitamente affascinante, come potrebbe essere Dio? Un uomo è importante quando è attraente, non è così?
Bob: Sì.
Prabhupada: Dio dev'essere attraente, e lo deve essere per tutti. Perciò, se Dio ha un nome, o se tu vuoi darGli un nome, questo nome può essere solo "Krishna".
Bob: Perché solo il nome Krishna?
Prabhupada: Perché Dio è infinitamente affascinante, e Krishna significa "infinitamente affascinante".
Bob: Ho capito.
Prabhupada: Dio non ha nome, ma possiamo darGli un nome in accordo alle Sue qualità. Se una persona ha un bell'aspetto la chiamiamo "bella", se è molto intelligente la chiamiamo "saggia". Il nome le viene dato secondo le qualità che possiede. Poiché Dio è infinitamente affascinante, solo a Lui può essere dato il nome Krishna. Krishna significa "infinitamente affascinante". Include tutto.
Bob: Non potremmo attribuirGli un nome che significa "onnipotente"?
Prabhupada: Sì… certamente. Se non avesse la potenza, come potrebbe essere completamente affascinante?
Syamasundara: [Un devoto americano, segretario di Srila Prabhupada] Il nome "Krishna" include tutto.
Prabhupada: Tutto. Dio dev'essere molto bello, molto saggio, molto potente, molto famoso...
Bob: Esistono persone che non sono attratte da Krishna ?
Prabhupada: No. Tutti sono attratti da Krishna. Chi non Ne è attratto? Fammi un esempio di un uomo o di qualunque altro essere vivente che non sia attratto da Krishna.
Bob: Qualcuno, per esempio, che pur sapendo di sbagliare, desidera comportarsi in un modo non corretto per guadagnare potere, prestigio o denaro, potrebbe non essere attratto da Dio. Potrebbe trovare Dio poco attraente perché Dio lo farebbe sentire colpevole.
Prabhupada: Non è attratto da Dio ma è attratto dal potere. Tutti vogliono diventare potenti e ricchi, ma nessuno è più potente e più ricco di Krishna. perciò, in ultima analisi, quest'uomo è attratto da Krishna.
Bob: Se una persona prega Krishna per diventare ricca, lo diventerà?
Prabhupada: Oh, sì.
Bob: Si può diventare ricchi in questo modo?
Prabhupada: Certamente. Poiché Krishna è onnipotente, se tu Lo preghi perché ti faccia diventare ricco, Krishna ti renderà ricco.
Bob: Anche se qualcuno non vive onestamente, ma prega per diventare ricco, ha la possibilità di arricchirsi?
Prabhupada: Pregare Krishna non è un atto disonesto.
Bob: Questo è vero.
Prabhupada: [sorridendo] In un modo o nell'altro se prega Krishna, vuol dire che non è poi così disonesto. Krishna dice nella Bhagavad-gita: api cet suduracaro bhajate mam ananya-bhak. Conosci questo verso?
Bob: Sì. Non lo conosco in sanscrito, ma ne conosco la traduzione. "Anche se chi Mi prega è l'uomo più malvagio, sarà sicuramente elevato".
Prabhupada: Pregare Krishna non è mai un atto sbagliato. Krishna è infinitamente affascinante, come confermano anche i Veda: raso vai sah, la verità Assoluta, Dio, la Suprema persona, è la fonte di tutta la felicità. Ognuno cerca di avere una relazione con qualcun altro perché sa che ne trarrà piacere. Supponiamo che un uomo stia bevendo. Perché beve? Perché ne trae piacere. Un uomo desidera del denaro perché ne trae piacere. I Veda dicono: raso vai sah. L'esatto equivalente sanscrito della parola piacere è rasa. [Malati, la moglie di Syamasundara, entra con un vassoio di cibo]
Prabhupada: Che cos'è?
Malati: Melanzane fritte.
Prabhupada: Oh! Attraente! Infinitamente attraente! [tutti ridono]
Syamasundara: Perché Krishna è il più grande scienziato?
Prabhupada: Perché conosce tutto. uno scienziato è colui che ha una completa conoscenza in un determinato campo. Krishna conosce ogni cosa.
Bob: Attualmente insegno scienze.
Prabhupada: Insegnare va bene, ma senza avere una conoscenza perfetta, come puoi insegnare? Questa è la nostra domanda.
Bob: Si può insegnare anche senza avere una conoscenza perfetta.
Prabhupada: Questo non è insegnare, è ingannare. Gli scienziati dicono: "All'inizio c'era un brodo cosmico... poi ebbe luogo la creazione. Forse... può darsi..." Questo si chiama ingannare, non insegnare!
Bob: Vorrei capire bene ciò che hai detto questa mattina, era una cosa interessante. Ho fatto una domanda sui miracoli e tu hai risposto che solo uno sciocco potrebbe credere nei miracoli. Supponiamo che tu sia un bambino e vedi un adulto che solleva questo tavolo; per te è un miracolo. Così, se un chimico, combinando un acido e una base provoca del fumo, un'esplosione o qualcosa di simile, per la persona ignorante è un miracolo. Ma in realtà dietro ogni cosa c'è un procedimento, ed è solo l'ignoranza di questo procedimento che ci fa credere che avvenga un miracolo. Solo uno sciocco, dunque, può credere nei miracoli, e correggimi se sbaglio, tu hai detto che quando Gesù venne, a quel tempo la gente era più ignorante e aveva bisogno di vedere dei miracoli per poter comprendere. Ho capito bene?
Prabhupada: Sì, i miracoli sono per la gente ignorante.
Bob: Ho fatto questa domanda perché si sente dire che in India ci sono persone che compiono miracoli.
Prabhupada: I miracoli più grandi li fa Krishna. Anche la regina Kunti lo afferma...
Bob: Anche se non ho una conoscenza perfetta, non potrei insegnare qualcosa? potrei, per esempio...
Prabhupada: Tu puoi insegnare solo ciò che conosci.
Bob: Cioè, non dovrei pretendere d'insegnare più di quello che so.
Prabhupada: Sì, altrimenti è una truffa.
Syamasundara: In altre parole, non si può insegnare la verità con una conoscenza parziale.
Prabhupada: Ma un essere umano non può avere una conoscenza perfetta perché i suoi sensi sono imperfetti come si può dunque insegnare una conoscenza perfetta? Per esempio, quando guardi il sole, ti appare come un disco. Non hai modo di avvicinarti al sole, e anche se dici che possiamo vederlo col telescopio o con qualche altro strumento, devi ammettere che questi strumenti sono imperfetti perché sono fatti da te, che sei imperfetto. Quindi la tua conoscenza del sole è imperfetta. Di conseguenza non dovresti insegnare ciò che riguarda la natura del sole se non hai acquisito una conoscenza perfetta. Altrimenti non faresti che ingannare gli altri.
Bob: E se io insegnassi che il sole dista, come si suppone, 93 milioni di miglia?
Prabhupada: Dire "si suppone" non è più scientifico.
Bob: Allora nessuna scienza sarebbe scientifica.
Prabhupada: Questo è il punto!
Bob: Ma tutte le scienze, come tu sai, sono basate su ipotesi.
Prabhupada: Perciò il loro insegnamento è imperfetto. Per esempio, ora si parla molto della luna, ma pensi che la conoscenza degli scienziati in questo campo sia perfetta?
Bob: No.
Prabhupada: E allora?
Bob: Qual è il vero dovere di un insegnante nella società? Per esempio, un insegnante di scienze, come me, come dovrebbe comportarsi in classe?
Prabhupada: In classe? Dovrebbe semplicemente insegnare la scienza di Krishna.
Bob: No dovrebbe insegnare...
Prabhupada: No, la scienza di Krishna include tutte le altre scienze. lo scopo di un insegnante dovrebbe essere quello di far conoscere Krishna.
Bob: Potrebbe uno scienziato insegnare la scienza di come combinare acidi e alcalini, e mettere Krishna come oggetto di questa scienza?
Prabhupada: Come è possibile?
Bob: Studiando le scienze si osservano le leggi della natura, che indicano l'esistenza di una forza che le controlla...
Prabhupada: Stavo spiegando questo proprio l'altro giorno. Domandai a un chimico se l'unione dell'idrogeno e dell'ossigeno, secondo le formule chimiche, avrebbe dato origine all'acqua. Non è così?
Bob: Sì.
Prabhupada: Allora, per formare tutta l'acqua contenuta nell'Oceano Atlantico e nell'Oceano Pacifico, qual è stata la quantità di elementi necessaria?
Bob: Quantità?
Prabhupada: Sì. Quante tonnellate?
Bob: Molte!
Prabhupada: E chi le ha fornite? Qualcuno deve averle fornite.
Bob: Dio.
Prabhupada: Questa è scienza. Tu puoi insegnare in questo modo.
Bob: Non dovrei insegnare anche, per esempio, che acidi e alcalini insieme formano un neutro?
Prabhupada: Ci sono tante soluzioni chimiche, ma chi fornisce gli acidi e gli alcalini? [Segue una lunga pausa]
Bob: Indubbiamente devono venire dalla stessa sorgente da cui viene l'acqua.
Prabhupada: Sì. Non puoi formare l'acqua se non hai l'idrogeno e l'ossigeno. esistono vaste riserve d'acqua, non solo questo Oceano Atlantico e Pacifico; ci sono milioni di pianeti e milioni di Oceani Atlantico e Pacifico. Chi ha creato tutta quest'acqua combinando l'idrogeno e l'ossigeno, e chi ha fornito questi elementi? Questa è la nostra domanda. Qualcuno deve averli forniti, altrimenti da dove avrebbero tratto la loro esistenza?
Bob: Ma non si deve insegnare come fare l'acqua combinando l'idrogeno e l'ossigeno? La procedura di bruciarli insieme...
Prabhupada: Questo è secondario, non è difficile da imparare. Per esempio, Malati ha fatto questo puri (un tipo di pane) con la farina e il ghi (burro chiarificato). Ma se non c'è il ghi e la farina, come si può fare un puri? Nella Bhagavad-gita troviamo questa affermazione: "Terra, acqua, fuoco e aria sono le Mie energie". Che cos'è il corpo? Il tuo corpo è fatto della tua energia. Per esempio, quando mangio creo dell'energia, e questa energia sostiene il mio corpo.
Bob: Ma il cibo contiene l'energia che ha ricevuto dal sole.
Prabhupada: Sto solo facendo un esempio. Con la digestione del cibo tu crei l'energia che mantiene il tuo corpo. Se la tua dieta non è equilibrata, il corpo s'indebolisce e si ammala. Similmente, il gigantesco corpo cosmico, cioè l'universo, è fatto dell'energia di Krishna. Non si può negare. Come il tuo corpo è fatto della tua energia, così il corpo universale dev'essere fatto dell'energia di qualcuno. Questo qualcuno è Krishna. [C'è una lunga pausa]
Bob: Per capire bene devo rifletterci un po'.
Prabhupada: Che cosa c'è da capire? E' semplice. [Ride] Ogni giorno i tuoi capelli crescono perché tu hai energia.
Bob: L'energia la ottengo dal cibo.
Prabhupada: In qualche modo l'hai ottenuta e grazie a questa energia i tuoi capelli crescono. E se il tuo corpo è fatto della tua energia, la gigantesca manifestazione cosmica è fatta dell'energia di Dio. E' evidente. L'universo non è stato creato dalla tua energia.
Bob: Ho capito.
Un devoto: Anche i pianeti di questo universo... non sono un prodotto dell'energia del sole?
Prabhupada: Sì, ma chi ha prodotto il sole? l'energia di Krishna. Il sole sprigiona calore, e Krishna dice, bhumir apo 'nalo vayuh : "Il calore è una delle Mie energie". Il sole è la rappresentazione dell'energia di calore di Krishna. Non è la tua energia. Non puoi dire "il sole è una mia creazione", ma non puoi neanche negare che qualcuno lo ha creato. Krishna dice che l'ha creato Lui. Noi crediamo in Krishna, perciò siamo "Krishnaiti".
Bob: Krishnaiti?
Prabhupada: Sì. La nostra conoscenza è perfetta. Se dico che il calore è un'energia di Krishna, tu non puoi negarlo poiché non è una tua energia. Nel tuo corpo c'è una certa quantità di calore, e il calore è l'energia di Krishna, come Lui stesso conferma nella Bhagavad-gita. La mia conoscenza, dunque, è perfetta. Poiché accetto la versione del più grande scienziato divento anch'io il più grande scienziato. Potrei essere uno sciocco, ma poiché attingo la conoscenza dal più grande degli scienziati la mia conoscenza è perfetta. Qual è la difficoltà?
Bob: Come?
Prabhupada: Non è difficile diventare il più grande scienziato se si attinge la conoscenza dal più grande degli scienziati. Krishna afferma: "Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza ed ego sono le Mie otto energie separate".
Bob: Energie separate?
Prabhupada: Sì, esattamente come il latte. Che cos'è il latte? L'energia separata della mucca. [Syamasundara e Bob ridono stupiti.] Non è così? E' la manifestazione dell'energia separata della mucca.
Syamasundara: Come un sottoprodotto?
Prabhupada: Sì.
Bob: Che cosa significa energia separata?
Prabhupada: "Separata" significa che è prodotta dal corpo della mucca ma non è la mucca.
Bob: Se ho capito bene, questo pianeta e tutto ciò che esiste è prodotto da Krishna, ma non è Krishna.
Prabhupada: Esatto. Oppure si può dire che è Krishna e non è Krishna allo stesso tempo. Questa è la nostra filosofia: unità e differenza simultanee. Non si può dire che le cose siano differenti da Krishna perché senza di Lui niente può esistere, ma allo stesso tempo non si può adorare qualsiasi cosa pensando così di adorare Krishna. I panteisti dicono che tutto è Dio, perciò qualsiasi cosa facciamo è un'adorazione di Dio. Questa è la filosofia mayavada, che sostiene che tutto è Dio perché tutto è prodotto da Dio. La nostra filosofia, invece, afferma che tutto è Dio ma simultaneamente è differente da Lui.
Bob: Allora che cos'è Dio? C'è qualcosa su questa terra che è Dio?
Prabhupada: Tutto è prodotto dall'energia di Dio, ma ciò non significa che adorando qualsiasi cosa si adori Dio.
Bob: Allora che cosa c'è sulla Terra che non è maya (illusione)?
Prabhupada: Maya significa "energia" oltre che "illusione". Le persone sciocche scambiano l'energia con la sua sorgente. Questo è maya. Per esempio, i raggi del sole, che sono l'energia del sole, entrano nella tua stanza, ma non per questo puoi dire che nella stanza è entrato il sole. Se il sole entrasse nella tua stanza, tu e la tua stanza sareste distrutti in un momento; non faresti neppure in tempo ad accorgerti che il sole è entrato. Non è così?
Bob: Sì.
Prabhupada: Allo stesso tempo, però non si può dire che i raggi del sole non siano il sole, poiché senza il sole i raggi non potrebbero esistere. Non si può dire dunque che i raggi del sole non siano il sole, ma allo stesso tempo sono differenti dal sole. Sono il sole e non lo sono. Questa è la nostra filosofia. Acintya-bhedabheda: inconcepibile. Da un punto di vista materiale non si può concepire come una cosa possa essere simultaneamente positiva e negativa; è impensabile. Poiché tutto è energia di Krishna, Egli può manifestarsi in una qualunque delle Sue energie. Perciò, quando adoriamo Krishna in una forma fatta di metallo (la forma divina nel tempio), è Krishna che noi adoriamo, poiché il metallo è un'energia di Krishna e non è differente da Lui. Inoltre Krishna è onnipotente perciò può manifestarSi pienamente nella Sua energia; l'adorazione della forma di Dio nel tempio non è dunque idolatria, ma è autentica adorazione di Dio, ammesso che si conosca il metodo per eseguirla.
Bob: Se si conosce il metodo, la Divinità diventa Krishna?
Prabhupada: Non diventa, è già Krishna.
Bob: Krishna Si manifesta in una forma fatta di elementi materiali solo se si conosce il metodo per adorarla?
Prabhupada: Sì, prendiamo l'esempio del filo elettrico. Se sai come collegarlo alla presa di corrente ne puoi ricavare energia elettrica, altrimenti rimane solo un filo.
Bob: Perciò, se costruisco una statua di Krishna, non è Krishna a meno che...
Prabhupada: E' Krishna. Ma devi imparare il metodo per capire che è Krishna.
Bob: Non è solo terra e fango.
Prabhupada: No. La terra non ha un'esistenza separata da Krishna. Krishna afferma che è una Sua energia. Non si può separare l'energia dalla sua sorgente; non si può, per esempio, separare il calore dal fuoco, anche se il calore è differente dal fuoco. Quando ti riscaldi il calore è differente dal fuoco. Quando ti riscaldi non vuol dire che stai toccando il fuoco; il fuoco sprigiona calore ma continua a mantenere la sua identità. Così, sebbene Krishna crei ogni cosa attraverso le Sue energie, Egli rimane sempre una persona. I filosofi mayavadi pensano che se Krishna è tutto Egli abbia perso la Sua identità personale. Questo è un modo materiale di pensare. Per esempio, se bevo questo latte, quando lo finirò non avrò più latte; si sarà trasferito nel mio stomaco. Ma Krishna non è così. Egli è onnipotente. Noi stiamo continuamente usando la Sua energia, ma Egli esiste ancora. Un uomo può avere un grande numero di figli, ma lui rimane, non si esaurisce solo perché ha prodotto centinaia di figli. Similmente, Dio o Krishna, nonostante abbia creato un numero illimitato di figli, esiste ancora individualmente.
purnasya purnam adaya
purnam evavasisyate
"Poiché Dio è il tutto completo, anche se infinite unità complete in sé stesse emanano da Lui, Egli rimane il tutto completo". Questa è la coscienza di Krishna. Krishna non finisce mai, è onnipotente, perciò è infinitamente affascinante. Questo è solo un aspetto della manifestazione dell'energia di Krishna, ma Krishna ha un numero infinito di energie. Lo studio delle energie di Krishna è solo una parte della conoscenza di Krishna; se continui a studiare questa filosofia, la tua conoscenza di Krishna aumenterà. Noi non diciamo "forse è così, forse non è così"; noi diciamo che "è così" in modo assoluto.
Syamasundara: Non si finisce mai di studiare Krishna.