ESCATOLOGIKA
giovedì, 19 marzo 2009, ore 18:05

SE LE

LEGGI FISICHE IMPLICANO

L'ESISTENZA DI DIO

 ALLORA QUESTI ESISTE NECESSARIAMENTE

 

Il mondo accademico (in massima parte) tende a negare una "teoria del Tutto" perchè essa presuppone che l'universo cominci in una singolarità. Il rifiuto proviene dal fatto che la teoria è consistente solo se esiste Dio. Se per tenere Dio fuori dalla scienza occorre rigettare leggi fisiche, allora...

Amen

redhero
lunedì, 01 ottobre 2007, ore 17:08

La logica ... di DIO

by Kurt Godel

Albert Einstein insieme a Kurt Godel.

Per chi non lo conoscesse, Godel è una delle menti piu' acute del novecento, forse il più grande tra i logici di tutti i tempi.


Un suo libretto del '41, portava questo titolo: la dimostrazione logica dell'esistenza di DIo in termini matematici. 

Forse qualche lettore rimarra' un po deluso dalla quantita' di matematica necessaria ad argomentare questo poderoso assunto.

Un altra notevole sorpresa (ma non delusione per carita') sta nel notare che uno dei due curatori della revisione italiana e' Piergiorgio Odifreddi, assieme a Gabriele Lolli. Considerata la odifreddiana  avversione per tutto quanto concerne metafisica e trascendenza, la scelta lascia il dubbio del sospetto. Difatti  Odifreddi non esita ad evidenziare questa curiosita': mostrando con soddisfazione una copia del suo volume al logico Dana Scott (nel 1970), Goedel gli riferi' di non volerlo pubblicare per il timore di essere scambiato per un credente.


Ad ogni modo sembra proprio che Godel fosse tutt'altro che ateo.

Tre anni prima della morte rispose ad un questionario sulla religione professandosi un teista non panteista, piu' vicino a Liebniz che a Spinoza.
Furono ritrovate nel '61 alcune lettere inviate alla madre. In una scriveva:

La parte più consistente e soddisfacente dell'apprendimento avverrà nella prossima vita, facendo tesoro dei ricordi, memorie latenti, e comprendendo davvero per la prima volta il senso delle nostre esperienze. L'essenza umana deve esistere in qualche modo, o esisterà. Non si capisce altrimenti perchè Dio non abbia fatto le persone in modo che esse comprendessero nel modo giusto la loro condizione fin dall'inizio.

K.G.

Meditiamo.

redhero
mercoledì, 18 luglio 2007, ore 21:21

La speculazione e' un pasto a buon mercato (III)

IL CREATORE GIOCA A NASCONDINO CON LE SUE CREATURE

Perchè è necessario che Lui non sappia...

dell'uso della libertà

Dai confronti che abbiamo con i nostri buoni fratelli cattolici, emerge spesso un aspetto che proprio non va giù ai fedeli più ortodossi (e quindi meno elastici). La casualità. Questo rifiuto è particolarmente sentito, pur non implicando la negazione di un creatore, e l'origine di questa inaccettabile ipotesi viene normalmente individuata nell'indeterminazione quantistica. La casualità in effetti potrebbe compromettere il concetto di un Dio onniscente temporale. E questo non è ammissibile (per un fedele).

Per un credente infatti Dio avrebbe dovuto creare il mondo in modo tale da consentire al tempo stesso il libero arbitrio e la conoscibilità di ogni evento: in nome e per conto della causalità. Ora se un credente può ritenere possibile che Dio abbia la "botte piena e la moglie ubriaca" (l'onnipotenza  divina basterebbe a garantirla) lo stesso non accontenta me (e probabilmente anche molti altri).  

Se infatti la causa di tutto è Dio e Dio è onniscente, come possiamo conciliare con questa condizione la nostra libertà? Non è possibile. L'onniscenza divina coinciderebbe con la volontà divina e noi saremmo prigionieri.

Ma c'è un aspetto che potrebbe davvero portare acqua al loro mulino: il volere di Dio. Si parla sempre di onniscenza, onnipresenza e onnipotenza, mai di cosa un Dio creatore potrebbe volere dalla sua creazione (a dire il vero una persona che si chiedesse cosa vuole fare Dio con noi l'ho incontrata.... una volta).

Dio potrebbe volere un mondo che esprima le sue necessità liberamente. Potrebbe essere questa la ragione per la quale la natura più intima della materia è indeterminata. Un Dio temporalmente onniscente potrebbe non essere idoneo ad un mondo indeterminato.

Roger Penrose sostiene che le attività cerebrali registrano degli stati neuronali in cui, "la coerenza quantistica viene infranta". Curiosamente verrebbero osservati persino dei fenomeni di "sovrapposizione quantistica in cui sorprendentemente un neurone fa due cose contemporaneamente: scarica e non scarica....! Parallelamente, si osservano anche "formidabili" effetti di "non località", per i quali "probabilmente il computer neuronale è pronto a eseguire qualche computo che non compie effettivamente, ma…il solo fatto che potrebbe averli eseguiti provoca un effetto diverso da quello che avrebbe luogo se non li potesse eseguire". Proprio in questo stato Penrose individua la "libera volontà".

Liberi dal/nel mondo Print E-mail Written by Andrea Amato Sunday, 05 November 2006 - La condizione originaria e la condizione mondana della libertà -

Il primo scopo del mondo potrebbe essere l'osservazione di qualcosa che nemmeno Dio conosce (per sua stessa volontà).

ps

E la terra produsse della verdura, dell’erbe che facevan seme secondo la loro specie, e degli alberi che portavano del frutto avente in sé la propria semenza, secondo la loro specie. E Dio vide che questo era buono. (Genesi. 1,12)

E Dio li mise nella distesa dei cieli per dar luce alla terra,

per presiedere al giorno e alla notte e separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che questo era buono. (Genesi. 1,17-18)

E Dio fece gli animali salvatici della terra, secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie, e tutti i rettili della terra, secondo le loro specie. E Dio vide che questo era buono. (Genesi. 1,25)

E l’Eterno Iddio avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli dei cieli, li menò all’uomo per vedere come li chiamerebbe, .... (Genesi. 2,19)

Sembrerebbe dalla Genesi che Dio non conosca ciò che il Suo mondo produce fino a quando non lo produce realmente.... e che non sia in grado di giudicare la sua creazione finchè non l'abbia.... effettivamente creata.......!

 

redhero
domenica, 13 maggio 2007, ore 11:53

L'AMORE

Per Platone l'amore è quello che deriva da un moto dell'anima e non da un contesto di relazione. Questa formula porta al trascendimento di ciò che appare come realtà, trasferendo la coscienza verso un assoluto cui questa tenderebbe.

 

Sollecitato da fatti che in questi ultimi tempi mi sono capitati, rivolgo una domanda su cui è lecito porsele, fornire risposte, fare ironia, struggersi di dolore o commozione e meditare profondamente.

 Cos'è l'amore?

 

Ogni commento dovrebbe provenire da una ricerca interiore. Quando possiamo dire di amare davvero? Quando ci è capitato di aver amato proprio secondo quello che pensiamo? Oppure in quale altra circostanza ci siamo sorpresi ad amare stupendoci per ciò che facevamo? E' possibile amare facendo del male? E infine l'amore è un termine cui è possibile dare un'identità o è piuttosto un tentativo di semplificare (se non addirittura banalizzare) stati di coscienza estremamente diversificati e poco catalogabili?

 

redhero
domenica, 08 aprile 2007, ore 22:16

I DOPPIONI   Piccolo problema in un universo infinito

In un universo infinito, quale che sia la sua architettura, sarebbe lecito ipotizzare l'esistenza di un infinito numero di doppioni aventi la stessa medesima storia?

Quanti noi stessi potrebbero esistere in un universo con questa caratteristica? E quante sottili e/o grosse differenze? Ammesso che l'universo abbia un senso o un fine cui tendere, la caratteristica dei doppioni potrebbe essere considerata come uno spiacevole effetto collaterale?

redhero